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Descrizione

Nell'ambito delle attività previste per la celebrazione dell'Anno Internazionale dei Deserti e della Desertificazione, il Comitato Nazionale per la Lotta alla Siccità ed alla Desertificazione (CNLSD) ha stabilito, secondo quanto indicato dal Documento di Programmazione Economico-Finanziaria 2007-2011, di promuovere attività di azioni regionali di lotta alla desertificazione attraverso il finanziamento di progetti pilota nelle cinque Regioni italiane considerate a maggiore rischio di desertificazione (Basilicata, Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia).
Tali progetti pilota prevedono, previa una fase a carattere conoscitivo per descrivere e studiare il fenomeno della desertificazione nell'area oggetto di studio, una serie di attività di intervento diretto sul territorio che permetta di individuare e sperimentare tecniche e metodi eventualmente replicabili in contesti con caratteristiche omogenee a quelle del comprensorio studiato. In data 19 dicembre 2006 è stato stipulato un Accordo di Programma tra il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM), il CNLSD e l'Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque -  Settore II "Osservatorio delle Acque" della Regione Siciliana, per la realizzazione di un Progetto Pilota di lotta alla siccità ed alla desertificazione per le aree del territorio regionale particolarmente esposte a tale rischio.


Analisi introduttiva: considerazioni generali.

Il suolo è una risorsa vitale necessaria per la produzione di beni rinnovabili indispensabili per la vita umana, come il cibo, e per questa ragione le problematiche di conservazione del suolo sono state messe in relazione con le esigenze di sviluppo di una agricoltura sostenibile.
Nelle aree coltivate del nostro pianeta sono stati attuati cambiamenti drastici nell'uso del suolo e talvolta le superfici, invece di essere protette da una naturale e stabile copertura vegetale, risultano, in relazione alle fasi vegetative delle colture impiantate, nude ed esposte, quindi, all'azione degli agenti erosivi. Proprio a questi cambiamenti d'uso del suolo è imputabile l'aumento, rispetto al caso di pendici non antropizzate, della perdita di suolo che si manifesta nelle aree coltivate.

I rischi del fenomeno erosivo non controllato diventano ancora più rilevanti quando le aree destinate ad un uso di tipo agricolo insistono su suoli di spessore limitato; in queste condizioni, ablazioni anche di modesta entità, conducendo all'affioramento della sottostante roccia madre, determinano situazioni a rischio di desertificazione con ovvie conseguenze anche sulla produttività agricola dei terreni interessati.
I processi di degradazione del suolo interessano circa il 35% della superficie delle terre emerse del nostro pianeta ed, in particolare, nelle aree coltivate ogni anno si perdono 23 miliardi di tonnellate di suolo in eccesso rispetto a quello che riesce a formarsi ad opera dei processi di pedogenesi.
Pertanto, l'erosione accelerata del suolo è un problema serio e capace di produrre altri guasti ambientali quali l'interrimento dei serbatoi o l'inquinamento diffuso di tipo agricolo. La diminuzione della produzione agricola, imputabile ai processi di degradazione del suolo, rappresenta un rischio per la collettività specie nei paesi in via di sviluppo.
Le zone agricole del pianeta, i cui terreni sono disturbati dalle lavorazioni e da tutte le operazioni colturali, sono quelle che contribuiscono maggiormente al processo globale di erosione, tanto che nelle aree a più intensa attività agricola, nelle quali si attuano iniziative di pianificazione territoriale volte anche alla risoluzione di problemi di conservazione del suolo, si applica il concetto di tolleranza di perdita di suolo, che rappresenta il massimo valore di perdita di suolo compatibile con uno sfruttamento dei suoli a fini produttivi.

Lo sviluppo di un'agricoltura sostenibile, la stima dell'inquinamento diffuso di origine agricola, i problemi decisionali dei politici e degli enti preposti alla gestione delle risorse idriche e del suolo sono esempi di attività che necessitano un supporto analitico per la stima della perdita di suolo e dei processi di ridistribuzione che avvengono all'interno di un bacino idrografico. Le ricerche condotte nell'ultimo cinquantennio hanno avuto per questa ragione come obiettivo sia la definizione di modelli matematici per la stima della perdita di suolo a differenti scale spaziali (parcella, versante, bacino) e temporali (evento, mese, anno, anno medio) sia la misura della perdita di suolo in differenti regioni geografiche del nostro pianeta sia, infine, la definizione e la verifica di nuove tecniche, ingegneristiche e non, per la difesa del suolo.
Gli sforzi maggiori sono stati compiuti negli Stati Uniti dove, a partire dai primi decenni del secolo scorso, l'USDA (United States Department of Agricolture) ed il SCS (Soil Conservation Service) hanno condotto sia una attività di modellistica teorica dei fenomeni sia campagne di raccolta di dati sperimentali al fine di calibrare e testare i modelli matematici predisposti.
Solo in anni più recenti in ambiente europeo si è manifestato un interesse crescente per i problemi di degrado e di difesa del suolo; nel 1988 è stata costituita la "Società Europea per la Conservazione del Suolo (ESSC)", che raggruppa singoli ricercatori e centri di ricerca interessati allo sviluppo di tematiche di ricerca nell'ambito della conservazione del suolo, e nell'ambito del IV Programma Quadro della Comunità Economica Europea sono stati finanziati progetti di ricerca, come il MEDALUS o l'EUROSEM, che avevano come obiettivo specifico lo studio e la modellazione dei processi di erosione, di degradazione del suolo e di desertificazione.

Gli studi di conservazione del suolo hanno avuto in Italia particolare impulso con il Progetto "Conservazione del Suolo" sviluppato, a partire dal 1972, sotto l'egida del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Le linee di ricerca sviluppate hanno avuto come obiettivo sia la verifica di modelli matematici messi a punto in ambienti differenti da quello italiano sia la misura, a differenti scale spaziali, dell'erosione del suolo.
Sotto questo impulso iniziale sono stati presentati, a partire dalla fine degli anni '90, dei Progetti di Ricerca di interesse nazionale che raggruppano unità operative diffuse sul territorio italiano e che hanno avuto e hanno come obiettivo quello di studiare i processi idrologici fondamentali ai fini della modellistica dell'erosione e di evidenziare le differenze esistenti tra i diversi territori indagati.
A livello nazionale, le basi normative per combattere fenomeni di siccità e desertificazione si trovano nel D.Lgs 152/99, che estende le indicazioni contenute nelle precedenti normative del settore.
Con riferimento all'art. 20.2, tale strumento legislativo attribuisce alle Regioni e alle Autorità di bacino il compito di verificare, all'interno del territorio di competenza, la presenza di aree soggette o minacciate da fenomeni di siccità, degrado del suolo e processi di desertificazione. Inoltre, per le suddette aree, che vengono designate come aree vulnerabili alla desertificazione, il decreto prevede l'adozione di specifiche misure di tutela (art. 20.3), secondo i criteri previsti nel Piano d'Azione Nazionale di cui alla delibera CIPE del 21 dicembre 1999 (G.U. 37 del 15/02/2000).
In particolare, la Delibera sottolinea il ruolo essenziale che una corretta gestione delle risorse idriche svolge all'interno della lotta alla desertificazione ed esplicita il necessario legame tra azioni direttamente orientate alla lotta alla siccità e desertificazione ed i provvedimenti di altri settori (ad es. agricoli) che possono avere rilevanti impatti su tale lotta. Essa indica i seguenti settori prioritari per i programmi regionali orientati alla individuazione delle aree vulnerabili e alle relative misure di tutela:
  • Protezione del suolo;
  • Gestione sostenibile delle risorse idriche;
  • Riduzione dell'impatto delle attività produttive;
  • Riequilibrio del territorio.
Oltre che alla legislazione nazionale, è opportuno fare riferimento alle indicazioni normative europee, in particolare alla Direttiva Quadro Europea 2000/60 per la parte relativa alla gestione integrata dei problemi idrici nell'ambito dell'unità territoriale del bacino (o distretto idrografico) e per il metodo della partecipazione degli "stakeholders" nel processo decisionale. Inoltre, i singoli problemi affrontati per la lotta alla siccità e alla desertificazione devono prendere in esame una "strategia tematica per la protezione del suolo" fissata dal COM (2002)179, in cui vengono elencati gli otto problemi principali che affliggono i suoli in Europa e cioè: erosione, diminuzione di sostanza organica, contaminazione, salinizzazione, compattazione, diminuzione della biodiversità, impermeabilizzazione e smottamenti. L'obiettivo della Strategia è quello di definire un approccio comune e globale, focalizzando la preservazione delle funzioni del suolo, basata sui seguenti principi:
  • Prevenire l'ulteriore degradazione del suolo e preservare le sue funzioni;
  • Riportare i suoli degradati ad un livello di funzionalità pertinente con l'uso che si intende praticare e prendere in considerazione i relativi costi.

In particolare, le linee d'azione suggerite comprendono:

  • Misure preventive rivolte all'uso sostenibile del suolo;
  • Identificazione delle aree a rischio;
  • Misure operative basate su programmi di interventi per le aree a rischio identificate.
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