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Descrizione dell'area di studio
L'area di studio, scelta di comune accordo con le istituzioni tecnico-scientifiche coinvolte nel progetto dopo un confronto dettagliato fra le aree del territorio regionale risultate vulnerabili ai fenomeni di siccità e desertificazione, è identificata con l'area agricola ricadente nella piana di Licata  (parte valliva del bacino del Fiume Imera Meridionale).
Designata dall'Unione Europea come caso emblematico della desertificazione in Sicilia e nell'area del Mediterraneo, Licata è stata inserita fra i 20 comuni italiani dei 150 europei da monitorare; in essa il fenomeno della desertificazione è percepito "visivamente" dalla popolazione per via del forte impatto locale che si traduce principalmente in un progressivo declino delle attività economiche, nella carenza o inadeguato sviluppo di nuove attività produttive, nella diminuzione della popolazione residente.

Da un punto di vista morfologico, il territorio presenta un'altimetria variabile che va dal livello del mare a 500 m s.l.m.; in esso si possono distinguere essenzialmente due zone: la collinare e la litoranea pianeggiante. La zona collinare interessa una superficie di circa 10.000 ha, mentre la vasta pianura alluvionale si estende per circa 7.000 ha occupando circa 24 km della costa centro-meridionale dell'isola. Nella parte valliva di Licata confluiscono le acque del fiume Salso e dei suoi affluenti, risultando quest'area anche soggetta a elevato rischio idrogeologico.
E' stata inoltre avviata l'attività di caratterizzazione dell'area scelta per effettuare un'analisi critica della situazione attuale.

In tale area il processo di desertificazione più grave resta la salinizzazione del suolo per l'utilizzo di acque irrigue con elevate concentrazioni di sali solubili (salinità del suolo indotta o secondaria). Il sistema colturale più diffuso é di tipo irriguo e comporta l'utilizzo di acque emunte dalla falda e dal fiume Imera Meridionale o Salso. L'intrusione del cuneo di acque marine riguarda solo la fascia costiera, mentre nella zona interna le acque sotterranee sono salmastre, poiché risentono della matrice litologica che attraversano o dalla quale si originano.  
In particolare, per l'area del bacino dell'Imera Meridionale, le indagini già eseguite nell'ambito del PAL hanno consentito di svolgere un'analisi SWOT  (Strenghts, Weaknesses, Opportunities, Threats).

Al fine di identificare gli ambiti su cui intervenire con azioni mirate, si è proceduto ad analizzare le caratteristiche dell'area oggetto di studio in termini di vulnerabilità ai fenomeni di siccità e desertificazione. In particolare, è emerso che nell'agro di Licata esistono diversi fattori predisponenti alla siccità ed alla desertificazione i quali risultano legati sia a cause naturali che a cause antropiche.
Dal punto di vista naturale, la predisposizione dell'area ai suddetti fenomeni va ricercata nella sua litologia costituita da sedimenti argillosi ed evaporatici a bassa permeabilità che consentono un'infiltrazione molto bassa e, di conseguenza, una scarsa ricarica degli acquiferi. Inoltre, tale composizione naturale del terreno lo rende poco resistente all'erosione e ne favorisce la perdita dello strato di suolo fertile. Ma fra le cause naturali, vanno anche annoverati i problemi di carenza quali-quantitativa delle risorse idriche.

Per ciò che concerne l'aspetto quantitativo, l'area di Licata si colloca all'interno di un quadro climatico più vasto di tipo sub-umido secco con precipitazioni scarse che si attestano intorno ad una media annua di 430 mm circa (periodo di riferimento 1925-2003). Da un'analisi condotta sulle precipitazioni registrate presso la stazione di Licata nel suddetto periodo di osservazione, è emerso che solo nel1'11% circa del periodo di riferimento si è verificata una precipitazione con valori superiori a 550 mm annui, mentre nell'89% dei casi si sono registrati valori inferiori. Alla scarsa piovosità dell'area si associa inoltre il carattere spesso torrenziale degli eventi che, oltre a danneggiare le colture locali, tende a generare zone ad elevata erosione.

Con riferimento alla scarsità delle precipitazioni nell'area di studio, allo scopo di valutare in che misura essa risulti affetta da condizioni di siccità, si è calcolato l'indice SPI (Standardized Precipitation Index) per la stazione di Licata. Tale indice consente di quantificare il deficit di precipitazione per diverse scale temporali al fine di considerare gli impatti della siccità sulle differenti risorse idriche. Infatti, su scale temporali brevi, dell'ordine di 1÷6 mesi, è essenzialmente l'umidità del suolo a risentire delle anomalie di precipitazione con conseguenze immediate sul piano agricolo, al contrario, su scale più lunghe (da 6 a 48 mesi), il deficit di pioggia influenza maggiormente i deflussi superficiali e sotterranei e gli invasi. A partire dalle precipitazioni mensili registrate a Licata nel periodo 1928-2003, si è quindi calcolato l'indice SPI per le scale temporali k pari a 1, 3, 6, 12, 24 e 36 mesi. Sulla base dell'analisi condotta e dei risultati ottenuti, si evince che i periodi siccitosi appaiono sicuramente più frequenti e più persistenti rispetto a quelli umidi. Si può notare, infatti, come solo sporadicamente si presentino periodi umidi per tutte le scale di aggregazione considerate, mentre in generale la condizione nettamente prevalente appare quella di siccità quasi normale (con SPI compreso fra -1 e 1). Con riferimento all'ultimo trentennio di analisi, va notato come le più alte scale di aggregazione evidenzino una sorta di accentuarsi delle condizioni di siccità. In particolare, dalla fine degli anni Settanta in poi, con eccezione di pochi anni intorno al 1997, si nota in maniera evidente un accentuarsi della siccità con valori di SPI inferiori a -1.5.

Ma la quantità delle risorse idriche non rappresenta l'unico elemento in grado di influenzare la loro disponibilità, poiché anche lo stato qualitativo delle risorse condiziona la possibilità dell'utilizzo. Nel caso dell'area oggetto di studio, la qualità delle acque superficiali risulta compromessa dalla presenza di affioramenti della serie gessoso-solfifera naturalmente presenti nel terreno del bacino del fiume Imera Meridionale che, nel suo tratto terminale, interessa anche l'agro di Licata. Tale gruppo litologico deteriora la qualità delle risorse idriche per contatto fra l'acqua piovana e la roccia affiorante, conferendo loro un elevato tasso di salinità che aumenta man mano che ci si avvicina alla foce del fiume. L'eccessivo arricchimento in sali delle acque che interessano il territorio della piana di Licata le rende non sempre adatte all'utilizzo irriguo, in quanto il loro uso determina un accumulo di sali in terreni non salini in origine e ne accelera i processi di desertificazione. Oltre a far aumentare i valori di conducibilità elettrica del terreno, nonché la sua concentrazione in cloruri, l'uso di acque salmastre altera i processi di formazione della sostanza organica con un progressivo abbassamento della fertilità dei suoli ed un aumento della loro impermeabilizzazione, entrambi fattori chiave nel processo di desertificazione.

Va anche osservato che l'elevata salinità delle acque superficiali della zona non rappresenta solo un elemento di degrado per i suoli, ma anche per le acque dolci dell'acquifero. In corrispondenza della foce dell'Imera Meridionale, infatti, si verificano fenomeni di salinizzazione delle falde per intrusione di cunei di acque marine anche in conseguenza al sovrasfruttamento delle falde.
In un'area a forte vocazione agricola come quella della piana di Licata, le acque di falda o quelle provenienti dall'Imera Meridionale, sebbene notoriamente poco adatte all'utilizzo in agricoltura, hanno rappresentato e rappresentano tuttora una risorsa alla quale gli agricoltori ricorrono per ovviare alla limitata disponibilità dell'approvvigionamento idrico, non senza conseguenze su terreno e coltivazioni. Ciò, in particolare, è avvenuto a seguito della massiccia diffusione delle colture in serra, settore di traino dell'economia licatese, che sta modificando lo scenario relativo alla richiesta ed alla disponibilità della risorsa idrica in loco. Pertanto, fra i fattori predisponenti a siccità e desertificazione di natura antropica, occorre annoverare anche la forte pressione esercitata dall'uomo sul territorio licatese, sia in termini di eccessivo sfruttamento delle falde acquifere, che in termini di attività agricola particolarmente intensa.
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