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Attività
Nel bacino del Mediterraneo, caratterizzato da notevoli deficit idrici, la necessità di far fronte alla domanda ed ai fabbisogni di risorsa idrica per i differenti usi, ha portato alla nascita di tecnologie e conoscenze locali capaci di contribuire alla lotta alla desertificazione con sistemi sostenibili.
Il tentativo di risolvere, o quantomeno contribuire alla risoluzione del problema legato alla desertificazione di ampie aree di territorio dei paesi che si affaccino sul Mediterraneo, è stato fatto con metodi che dall'alto calavano soluzioni per lo più scollegate o indifferenti rispetto alle specificità locali. Solo negli ultimi anni, organismi internazionali (l'International Labour Organizzation, la Food and Agricolture Organizzation, ecc.) hanno avviato studi relativi alle conoscenze tradizionali e alle tecnologie locali per il miglior utilizzo della risorsa idrica e la difesa del suolo. A questo si aggiunge una generale attenzione delle regioni italiane alla riqualificazione ed al restauro di un paesaggio agrario che dai sistemi tradizionali per il miglior utilizzo della risorsa idrica a scopi irrigui traeva i più importanti elementi dl disegno del paesaggio.
Molte delle tecniche tradizionali sono condivise tra i popoli, come ad esempio il sistema delle coltivazioni a terrazzo, ma in alcuni casi si è persa la conoscenza e la tecnica costruttiva legata al sapere tramandato da generazione a generazione.
Se da una parte si obietta a questa impostazione del problema asserendo che le soluzioni tradizionali non sono tecnologicamente competitive, si può certamente dire che "il modo di raggiungere i risultati è diverso e tiene conto di una serie di fattori di contesto tralasciati dalle tecniche moderne"; è quindi nella soluzione locale ai problemi globali che vediamo il modello di sviluppo da perseguire per il raggiungimento dell'obiettivo previsto.
Obiettivo del progetto è quindi quello di creare, in coerenza con la direttiva C.E. 2000/60 e con i principi di Agenda 21, un modello di gestione del sistema idrico che interessi un'ampia parte dell'Italia Centro-Meridionale e ampi territori dei paesi a Sud del Mediterraneo, fondato sulla condivisione, programmazione e pianificazione dello sviluppo nelle aree a rischio di desertificazione e delle coltivazioni marginali storiche, anche facendo ricorso al recupero ed alla valorizzazione del sistema delle conoscenze tradizionali. (Restauro del paesaggio agrario costruito, ripristino delle coltivazioni marginali storiche, recupero delle tecniche tradizionali per il miglior utilizzo della risorsa idrica). 
Accanto alla necessità di documentare, informare e condividere le tecnologie tradizionali, sta la necessità di avviare una verifica di azioni sperimentali nel campo di possibili incentivi a facilitazioni per il ripristino di coltivazioni in aree marginali (le zone in Italia a maggior rischio di desertificazione).
Infine, fra le attività di campo, una particolare attenzione verrà posta sui fattori di desertificazione locali, quali il decadimento delle caratteristiche chimico-fisiche dei suoli  e la salinizzazione degli acquiferi conducendo apposite campagne di monitoraggio sui comparti ambientali interessati, finalizzate sia alla produzione di un modello speditivo di valutazione a scala locale del rischio di desertificazione che alla protezione e miglioramento della qualità fisico-chimica delle acque sotterranee in falde sovrasfruttate e soggette a rischio di salinizzazione.
Coltivare in climi aridi, oltre ai problemi che derivano dalla necessità di reperire grandi quantità d'acqua (dighe, enormi invasi artificiali ecc. con altri problemi al seguito), ha portato in questi decenni all'emergente problema della salinizzazione sia dei suoli che delle falde acquifere. Questo fenomeno naturale consiste nel progressivo aumento di sali nel terreno, fino a renderlo non più adatto alla coltivazione; questo avviene in concomitanza di due situazioni: cattivo drenaggio del terreno e forte evaporazione delle aree irrigate. L'acqua che il terreno non è in grado di assorbire subito evapora e cede al suolo il suo contenuto minerale. La salinizzazione dell'acqua delle falde freatiche può avvenire anche a causa degli eccessivi prelievi che creano dissesti nella struttura idrogeologica del sottosuolo permettendo la contaminazione dell'acqua dolce con le acque salate del mare o di laghi salati. A questo fenomeno si deve quindi il calo di produttività delle culture irrigue nei Paesi aridi o semi aridi del pianeta.

Le attività previste sono:
  1. Avvio e coordinamento del progetto
  2. Azioni per la costituzione del Laboratorio Interregionale Sperimentale per lo Sviluppo Sostenibile nel Mediterraneo
  3. Scambi di esperienze e buone pratiche tra operatori italiani e tunisini riferite al Sistema delle Conoscenze Tradizionali nel settore della lotta alla desertificazione
  4. Trasferimento di metodologie storiche nel miglior utilizzo della risorsa idrica (Progetto Pilota Abruzzo)
  5. Realizzazione di un'iniziativa pilota in Sicilia finalizzata al monitoraggio dei fenomeni alla scala locale (di bacino idrografico) e puntuale (di  azienda agricola) e al supporto alle decisioni per la gestione sostenibile dei sistemi agroforestali nelle aree ad alta vulnerabilità alla desertificazione (Progetto Pilota Sicilia)
  6. Elaborazione di uno studio di impatto sulla ricarica artificiale con acque reflue trattate degli acquiferi di Cap Bon (siti di Korba e Oued Souhil)
  7. Studio sulla possibilità di messa in pratica di dispositivi di ricarica (bacini di infiltrazione, condotte di trasporto acqua, ecc) e studi sugli effetti revisionali della ricarica sul comportamento della falda della costa orientale di Cap Bon attraverso le acque convenzionali dalla diga del Nord (Gov. Nabeul) e di Sisseb (Gov. Kairouan)
  8. Capacity building
  9. Coordinamento

Piano operativo del progetto

Cronogramma del progetto











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